lunedì 31 gennaio 2011

7 Se ne vanno sempre i migliori ....


Giusy ed Antonio se ne sono andati.
A fanculo.
Conosciuti al mare anni fa in Sardegna e da me magistralmente agganciati unicamente per far giocare mia figlia con la loro e far chiacchierare mia moglie con quell’altra perché non si firavano di stare senza fare niente per più di un’ora a cioncare sotto ad un fetente di ombrellone.
Ora sono venuti a farci visita a casa, da soli, per un fine settimana.
Giro turistico per Napoli cercando di non fargli vedere schifezze e stronzate varie e metterla sul culturale ossia museo di Capodimonte, Napoli sotterranea, Mergellina, la costiera amalfitana e poi .. la pizza da Michele, la mozzarella di bufala, la falanghina, il pane cotto a legna, etc….

Poi la domenica prima di ripartire avevo organizzato un pranzo la fine del mondo che se lo sarebbero ricordato per la vita però senza farlo pesare che sennò si pensano che mi stanco e non si deve perdere tempo a cucinare per rispetto degli amici ma a me piace fare bella figura ed ho fatto quasi la nottata del sabato sera a fare il ragù, 60 polpettine piccole piccole per  la pasta al forno, a friggere le melanzane fuori al balcone per fare la parmigiana che a telefono glielo dicevo sempre che la facciamo speciale, poi la bresaola con  la rughetta, il filetto arrostito, una frittura di pesce veloce veloce, solo assaggini per non ingrassare la qualità non la quantità……
Ad un certo punto domenica mattina vuole andare a messa. A messa? E vabbè portiamola a messa che ci mancavo dalla 1^ comunione di mia figlia.
Finito il sermone ho comprato anche le sfogliatelle un po’ per fargliele provare ed un po’ da portarsi a casa. Giusy se ne esce e fa: “perché non facciamo una capatina da Ikea che ora è presto e se ci sediamo a tavola non ci alziamo più?” Mia moglie: “che splendida idea… bravissima andiamo”

Alle 12.30 da Ikea che sta, per mia sfortuna, vicino casa mia. C’era tutta Napoli e mezzo sud Italia a stringere le corde per legare le Billy sul portapacchi delle macchine e a un certo punto, sempre Giusy, fa “ma che bello, quanta allegria! Perché non mangiano qua?” Ho fatto la faccia da Jack lo squartatore ma mia moglie mi ha dato il gomito in faccia e mi ha detto "e lasciali stare che si vogliono divertire un po’"! Divertire? E vabbè tanto stasera se ne vanno poi chi li vede più!!! 
Ci siamo messi in fila al self- service circondati da donne incinte e bambini urlanti. Io e quell’altro abbiam preso poco o niente, mia moglie un’insalatona con pollo in salsa d’albicocca e  Giusy ... le polpette di carne di renna con salsa di mirtilli. Ma vaaffanculo va!
Non torneranno più!
Stasera lunedì pasta al forno stra-gratinata con 60 polpettine al ragù con le punte delle pennette appicciate, e poi tutto quel ben di Dio … un’orgia mangereccia che manca solo Ruby, la Minetti e le gemelline…. Mamma mia che squisitezza.
Voglio morire così. Ciao Giusy. Dispiacere di averti conosciuto.


p.s. Ogni riferimento a persone, cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale....

sabato 29 gennaio 2011

2 LA SECONDA SCHIAVITU' – L’IGNORANZA


Mantenere l’uomo nell’ignoranza e nell’illusione!

 

Ecco quello che cercano la Chiesa, le religioni, i politici.

Renderti schiavo di te stesso, della tua ignoranza!

Non mi riferisco all’ignoranza nozionistica, scolastica, la cosiddetta mancanza di sapere, di cultura. No, assolutamente no!

Per una volta non tiro in ballo il ministro della pubblica istruzione.

La scuola, in questo, aveva già fallito, a mio avviso, insegnando sempre più nozioni e sempre meno a riflettere.

L’ignorante è colui che  fa le cose a sua insaputa (Scajola docet).

Per ignorante intendo colui che non pensa, che non vuole pensare, che agisce come un automa, come un meccanismo messo in moto da altri, che ha paura di fermarsi e guardare dentro sé stesso.

Che proprio non ce la fa a pensare con la propria testa, ma solo con la testa degli altri.

Anzi, è probabilmente ancora più ignorante un professore, un ginecologo, un fisico poiché la sua mente è ancora più occupata di quella di un meccanico, di una cassiera.

Sapere e saggezza sono due cose molto diverse.

Il sapere, la cultura, richiedono semplicemente una buona memoria.

La persona “colta” ha un bagaglio pieno di risposte preconfezionate per ogni domanda. Il saggio invece crea in ogni momento una nuova risposta, originale, in base ad ogni nuova realtà che cambia continuamente.

L’erudito è colmo di nozioni e informazioni; il saggio, che non deve necessariamente essere colto, è ricco di intuizione, possiede una elevata consapevolezza.

Il saggio ha chiarezza di percezione, è attento, sveglio, vigile, è consapevole delle sue azioni, delle sue emozioni, dei suoi pensieri, dei suoi umori e di ogni altra sensazione provenga dal suo mondo interiore e/o da quello degli altri.

La mente non è altro che ricordi, memoria. Non è affatto comprensione.

 

Avete notato che le persone più stupide hanno un’ottima memoria?

La vera conoscenza è proprio ciò che non diventa memoria, ma viene assorbito nel tuo essere, che diventa parte della tua esistenza.

L’intelligenza è un fenomeno del tutto diverso.

Nella maggioranza dei casi le persone intelligenti non hanno affatto una buona memoria. La loro energia è così coinvolta nell’intelligenza che non riesce ad alimentare  il meccanismo della memoria.

Una persona priva di intelligenza riesce a concentrare tutte le sue energie nel suo sistema di memorizzazione.

La cosa è inversamente proporzionale: migliore è la tua memoria, peggiore sarà la tua intelligenza.

Inconsapevolmente agisci, fai, ti muovi, esegui un lavoro, mangi, dormi, ti svegli, di rivesti. INCONSAPEVOLMENTE.

L’ignoranza è inconsapevolezza.

IGNORANTE  è colui che non si ferma mai, che non ha mai dato un minuto di attenzione al suo essere interiore.

Il ritratto perfetto del suddito e dello schiavo.

Osserva la tua vita: fermati un attimo.

Ti tieni occupato con cose banali dalla mattina alla sera, e come unico risultato alla sera sei stanco morto e te ne vai a dormire.

Al mattino poi sei pronto a ricominciare tutto da capo - ancora le stesse cose inutili.

È un circolo vizioso: vivi una vita non-essenziale, ti incontri con altri esseri non-essenziali, ti ci attacchi, ne diventi amico, fidanzato, marito...

Hai una tale paura a dare un'occhiata alla banalità di questa vita, che continui a volgere le spalle. E’ troppo deprimente rendersi conto della banalità della vita - «Ma che sto facendo?».

Se poi ti accorgi che tutto quello che stai facendo è assolutamente inutile, la tua mente va completamente in pezzi. Ti senti importante solo quando fai qualcosa che giudichi di capitale importanza. Così come ti hanno insegnato, come ti hanno programmato!

La competizione, la gara a chi è più forte, a chi è migliore, più colto, a chi si spiana meglio le rughe sul viso, a chi ha gli addominali più scolpiti... 

Ti diverti a vedere come il tuo corpo riesce a far girare la testa ai maschietti eccitati. Così, a seconda di quanti se ne girano e ti fischiano dietro quando passi, capisci chi sei e quanto vali. Ti fai un’idea del tuo valore, della tua potenza. 

E domani un’altra cremina  anti rughe, un’ora in più a sgobbare in palestra, la melina a pranzo e lo yogurt a cena, la borsetta nuova, il tacco 12… la Smart ce l’hai già!

 

Ti inventi dei significati per le cose stupide che continui a fare.

Il tuo dovere di cittadino, servire la patria, la famiglia, l'umanità - come se senza di te le cose non potessero andare avanti.

Nulla di quello che stai facendo è importante! Ma tu devi assolutamente dargli un significato, altrimenti che senso ha vivere?

L'ignoranza è continuare a fare cose non-essenziali.

Lavorare, andare allo stadio, in vacanza a sciare, il pomeriggio al centro commerciale, sposarti, fare figli, pregare, andare a messa …... tutto è futile!

Il problema non è quello che fai, il problema è come sei tu.

Se tu hai profondità, allora dovunque tu vada, qualunque cosa tu faccia, le tue azioni saranno essenziali, profonde.

Superficiale. Sei superficiale.

Fai le cose a tua insaputa. 

 

Berlusconi, Scajola, il Papa, il cardinal Bertone & C. ringraziano

 

mercoledì 26 gennaio 2011

3 PERCHE'


Oggi il blog di Beppe Grillo ha dedicato uno spazio alla morte di Federico Aldrovandi - un ragazzo di 18 anni pestato a morte durante un controllo stradale della Polizia di Stato – ed al muro di gomma che ne è seguito.

Tra i vari interventi, uno mi ha colpito per la sua estrema semplicità.
Perchè l'uomo ha perso i sentimenti?
Perchè l'uomo ha perso l'identità?
Perchè l'uomo ha perso il senso d'onestà?
Perchè l'uomo ha perso il rispetto per gli altri?
Perchè l'uomo ha perso il gusto della vita?
Perchè l'uomo non sa più amare gli altri?

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Io ho commentato così:
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Perché tutti questi “valori” che mancano all’appello erano voluti e tenuti in vita dalla morale diffusa dalla Chiesa e dalla scuola. La predica della messa domenicale affermava e diffondeva quei valori. Non tanto per carità cristiana ma perché in tal modo il cittadino fedele cliente veniva ben orientato politicamente ed obbediva ciecamente al sultano di turno evitando di andare all’inferno.
Poi Dio è morto, la tv ha preso il posto del sermone domenicale e la globalizzazione economica ha fatti il resto, demolendo questi “VALORI” inculcati a forza dal sistema clerical politico e non “sentiti” dall’uomo comune.
La tv ha fatto tabula rasa di tutto ed oggi l’uomo è senza una guida. Naviga nel buio senza un faro.
Perché l’abitudine ad avere una guida, ad obbedire a qualcuno è rimasta. L’uomo è incapace di riflettere autonomamente con la propria testa, di scrutare in sé stesso, di scendere in profondità.
Delega ancora oggi ogni ragionamento al sovrano, al re, all’imperatore.
Così è stato abituato.
Oggi a questo vuoto di valori si è sostituito un atteggiamento sfrontato e godereccio.
Serve ad esorcizzare le paure.
Sembra di stare in una grande piazza dove corrono tante auto guidate da bambini.
Un bambino che non è cresciuto e che non vuole crescere.
Un bambino che aspetta che qualcuno gli prepari la pappa, gli lavi la faccia, lo vesta e lo faccia giocare. La ninna nanna, poi, spetta al papà.
Che gli racconta ciò che vuole, la solita storiella, come una nenia, un mantra, una cantilena, con voce calma e suadente.
Ed il bambino stanco, dopo qualche istante, senza neanche ascoltare la fine della storiella … già dorme beato!

Potere, arroganza, soldi. Questa è la nenia che ti fa addormentare subito.
La morte di Federico è il risultato di tutto questo. Ciao Federico.

martedì 25 gennaio 2011

4 IL LAVORO NON E’ UN DIRITTO


Ormai penso che lo abbiate capito tutti: il lavoro non è un diritto.
Il lavoro è una concessione, un privilegio regalato dal sovrano al suddito in cambio di assoluta fedeltà ed abnegazione.
Ed essendo un privilegio, può essere concesso e ritirato dal sovrano in qualsiasi momento.
Per sovrano si intende lo Stato. Per Stato si intende il sovrano. Insomma è il governo di turno. Che all’attualità sapete chi è.

Hobbes, filosofo del 1600, sosteneva che l’uomo, allo stato di natura, si comporta come un lupo che combatte con gli altri lupi per difendere se stesso ed i propri averi anche a costo della vita.
Ecco che allora, per evitare una strage, l’uomo ricorre ad un patto: rinuncia ai propri diritti (mors tua vita mea) e li consegna al sovrano che in cambio assicura la pace e l’autoconservazione della specie.

Lo Stato, in definitiva, è il risultato di questo patto stipulato reciprocamente tra gli individui in favore del sovrano.

Ora, siccome al suddito, per vivere in pace, serve anche qualche cosa di soldi, la nostra Costituzione, che non è scema, comprendendone e riconoscendone l’importanza formale, ha piazzato il lavoro al 1° posto. Infatti:

Art. 1  L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Ma è vero? Ci credete? Ne siete convinti?
Vostra moglie vi ama veramente? O magari vuole solo che portiate i soldi a casa?
Vostro marito vi ama veramente? O a lui basta soltanto qualche coccola e un po’ di … attenzione?
Ci resta molto male il bambino quando scopre che Babbo Natale, in cui aveva creduto sino ad allora, è mamma e papà!
A quante cose siamo costretti a credere!

L’unica cosa irrinunciabile, oggi, è una fonte di reddito che permetta di soddisfare i bisogni fondamentali.
Il diritto di fare un lavoro che ci consenta di vivere in pace, evitando di rubare e di ammazzare il prossimo, si è trasformato in un privilegio che viene concesso solo a chi riesce a dare prova di saperselo meritare.

Lo Stato usa il lavoro dipendente per ricattare i sudditi concedendolo solo ai più fedeli.

Per avere un lavoro devi sottometterti senza condizioni al datore di lavoro, ai suoi interessi, assecondandone umori e voglie. Il datore di lavoro, a sua volta, dovrà corrispondere altrettanta fedeltà al suo livello più alto risalendo, in tal modo, ai vertici della piramide, ai politici, al Governo.
Il Governo insomma, attraverso i suoi fedelissimi politici ed amministratori, concede appalti e lavori agli imprenditori fedeli che, a loro volta, lo concedono ad altri ancora più fedeli che, a loro volta, assumono persone di comprovata fedeltà.
La fedeltà al padrone si estrinseca in tanti modi.
La prima manifestazione di fedeltà è il voto.
Non basta esser schiavi, devi anche votarlo il tuo padrone!
Altrimenti ti toglierà il lavoro. E tu morirai.
Il vero voto di scambio! Io do la vita a te e tu obbedisci ciecamente a me.

Il libero mercato e la globalizzazione hanno poi fatto il resto estendendo la validità di tali principi a tutto il mondo. Ormai siamo tutti schiavi del lavoro, siamo tutti sotto ricatto.


IL padrone si è trasformato da sfruttatore in benefattore. Il lavoratore è il suo beneficiato.
Lo stipendio non è più un compenso ma una mancia regalata da qualcuno che, in qualsiasi momento, può decidere di non dartela più e di smontare il capannone e rimontarlo in qualche altra parte del mondo. A “beneficiare” qualcun altro.  La delocalizzazione.

Mentre il lavoro è sempre più sottopagato, il cibo ed i mezzi di sostentamento sono sempre più costosi.
Il povero è condannato a restare povero perché guadagna poco e spende troppo. E’ in trappola. Non può scappare. Se vuole vivere, deve accettare la schiavitù.
E, come uno schiavo, deve continuamente combattere, resistere, tra sangue e sudore, chinando la testa e lavorando.  Sempre che non schiatti prima della pensione o gli venga un infarto, durante i saldi, al centro commerciale o mentre si affanna al telefono per tentare di vincere il quiz a premi in tv.
Aggiungasi a tanto che, quale ulteriore e definitivo atto di fedeltà e sottomissione, il lavoratore deve continuare a metter su famiglia sposandosi e facendo figli.
Per assicurare al padrone altri schiavi freschi freschi. Il ricambio di mano d’opera.
La famiglia come magazzino ricambi.
Ecco perché questo blog è intitolato “incatenati dalla schiavitù del lavoro”.

E siccome parlare serve a ben poco, appena ne avrò voglia  parlerò delle possibili soluzioni a questa e ad altre schiavitù.
A modo mio, naturalmente. Ma, soprattutto, senza nessuna fretta.
Adesso ritorno di corsa a trainare il carro. Devo recuperare il tempo perduto.
Mi stanno spiando … sono sicuro …..

mercoledì 19 gennaio 2011

5 LA PRIMA SCHIAVITU' - IL SESSO

La prima schiavitù è il sesso. Il sesso è l’istinto più potente dell’uomo.


I politici ed la Chiesa hanno capito da sempre che il sesso nell’uomo è l’energia trainante; infatti si dice: “tira più un pel di fica che un carro di buoi” (lo sa bene Silvio che di peli ne ha …).
E’ talmente potente come energia che deve essere limitata, diluita, tagliata (capito Silvio? tutt’assieme potrebbe farti male ….).
Se l’uomo è lasciato libero nel sesso, non potrà mai essere dominato, non sarà mai uno schiavo.
Come fai a costringere un toro a trainare un carro per buoi?  


C’è un solo sistema: trasformare il toro in bue. Come? Castrandolo, distruggendo la sua energia sessuale (Silvio attento !).
Avete notato la differenza tra un toro ed un bue? Il toro è una bellezza, il bue è uno schiavo.
Il toro è uno spettacolo, una gloria, cammina tronfio come un imperatore. Il bue è lento, stanco, depresso, cammina sfinito come uno schiavo costretto a lavorare.
Non puoi soggiogare un toro: è troppo potente. Se vede passare una mucca (Silvio ci sei?) rovescerà sia te che il carro e la rincorrerà. E si fermerà solo quando l’avrà “raggiunta”. Il toro non si curerà di chi sei, di quanto urli …. è impossibile controllarlo!!!
Il toro ed il bue sono lo stesso animale; solo che al primo è stata lasciata intatta tutta la sua energia sessuale, al secondo è stata tolta.
Ebbene, fate attenzione, la stessa cosa accade nell’uomo.

L’uomo non è più un toro, è un bue. Costretto a tirare mille carretti, soggiogato a tutti.
L’uomo ha subito la stessa sorte del bue: la sua energia sessuale è stata limitata, tagliata, mutilata.
La società fa di tutto per “oscurare” il sesso.
L’energia sessuale è energia vitale, creativa, esplosiva; è incontrollabile.
Rendere il sesso un tabù è il vero fondamento della schiavitù umana.
Se vuoi dominare un uomo lo devi rendere debole. Se vuoi dominare un uomo devi incanalare tutta la sua energia sessuale in mille altri rivoli come il lavoro, lo studio, la famiglia, i figli …!
Devi disperdere la sua energia sessuale tenendolo sempre occupato a fare altro. Purché non sia sesso.
Il sesso te lo devi guadagnare. Lo vuoi? Lo avrai solo quando avrai fatto il bravo, avrai obbedito, lavorato, sarai sposato, la messa la domenica, il bimbo in palestra, la casa al mare, la scuola da finire, c’è da spostare una macchina, il sabato al centro commerciale, compra la tv led, l’ipod
Esempio ne è la Chiesa che, ancora oggi, vieta formalmente ogni rapporto sessuale prima del matrimonio.
Esempio ne è la società che proibisce ai minorenni di fare sesso.
E preti e politici lo sanno bene.  L’uomo non sarà mai libero se il sesso non sarà libero.
L’energia sessuale deve poter fluire liberamente ed avere una crescita naturale.
L’uomo con questo stratagemma è stato trasformato in un mostro, un mutilato, uno schiavo.

martedì 18 gennaio 2011

7 ARRIVA LA BOMBA CHE SCOPPIA E RIMBOMBA



               E’ arrivata la bomba.
               La storia di Berlusconi e delle sue reiterate relazioni con minorenni, di orge con prostitute a palazzo Grazioli con tanto di complicità, asservimenti, pagamento di prestazioni sessuali e con tanto di interviste, documenti, testimonianze e articoli di giornale, è proprio una bomba.
               Stavolta potrebbe non riuscire a farla franca tale e tanta è la quantità di testimonianze, intercettazioni, interviste e riscontri trapelati dagli atti d’indagine della magistratura.

Insomma stavolta potrebbe succedere quello che una parte degli italiani si augura:
LA RESA INCONDIZIONATA DI BERLUSCONI & C..
Una vera e propria rivoluzione!!!
               
               Una rivoluzione senza morti e feriti a differenza di quella che in questi giorni è scoppiata in Tunisia e che, oltre a far cadere il governo, si sta estendendo all’Algeria, all’Egitto e ad altri stati africani che vivono analoghe storie di fame ed ingiustizie sociali.
               Insomma sembra sia in atto una vera e propria rivoluzione della globalizzazione.
               Per placare il popolo affamato e combattere la dilagante corruzione, in Tunisia è stato allestito in fretta e furia un nuovo governo. Nuovo governo che -  guarda caso - “ospita” tra le sue fila un buon numero di vecchi esponenti del passato regime.
               Sarebbe come se in Italia, caduto il governo Berlusconi, ne nascesse uno nuovo con a capo Scajola coadiuvato da Bondi, Brambilla, Casini, Bersani, D’Alema, Cicchitto, Lele Mora, Emilio Fede e Bertolaso. Tanto per citarne qualcuno a sua insaputa.
                Si rimischiano le carte ma ….il mazzo è sempre lo stesso!
               Potenti, mestieranti, vassalli e valvassori, corrotti e corruttori, sono sempre lì ad aspettare, come avvoltoi appollaiati sul ramo, il momento giusto per un’altra sortita.

IO PENSO CHE: la bomba che sta per scoppiare farà fetecchia

               Oramai questa classe politica ha già allungato i suoi tentacoli su ogni ramo della società, ha già spartito soldi, favori e poteri con i propri cortigiani formando un massiccio esercito di asserviti, raccomandati, amici e parenti sempre pronto a votare a comando i propri padroni.
               Questa vita normale, ordinaria, è solo una pseudo vita; in realtà è un processo di morte graduale, un suicidio di massa.

“…si sta come d'autunno sugli alberi le foglie…”


               E’ come essere in una fila che diventa ogni momento più corta e dove tutti in realtà cercano di essere i primi della coda. C'è un grande desiderio di essere primi in tutto.
               Manca la cultura di una vita in comune, sociale, condivisa.
              Una vita in cui al primo posto non ci sia il profitto a tutti i costi, l’interesse personale, il tornaconto e dove non si sceglie l’amico in funzione di quanto possa essere utile.
               La vera rivoluzione è quella interiore. Senza un vero cambiamento interiore potremo parlare di rivolta ma non di rivoluzione.

               Come cambiare?
               Facendo pulizia dentro di sé, liberandosi dal pattume di dogmatismi e schemi imposti dalla società, dalla politica, dalle multinazionali che considerano il popolo unicamente come un insieme di sudditi e consumatori; fare pulizia come quando aspetti qualcuno che ami e rassetti la casa; allora fai entrare aria fresca, sistemi ogni cosa al suo posto e disponi qualche fiore nel vaso. Prepari la casa per l’ospite.
               La libertà è l’ospite. Puoi solo invitarla e aspettare che venga.


sabato 15 gennaio 2011

2 LA GUERRA DEI POVERI

Mirafiori, vince il sì con il 55% - Decisivo il voto degli impiegati.
Questa la notizia del 15 gennaio 2011.

Da un lato la proposta della Fiat di limitare i diritti dei lavoratori ed aumentarne la produttività (cioè aumento del profitto Fiat - Marchionne), dall’altro chiudere Mirafiori e consentire alla Fiat di aprire la fabbrica in qualche altro posto del mondo dove gli operai si pagano con poco e li si può spremere come limoni senza tante storie.
Sembrava che gli operai ce la stessero facendo a dire no al ricatto ma, come sempre, all’ultimo istante, all’alba, il voto degli impiegati – quelli che per intenderci stanno un po’ più comodi – ha fatto pendere la bilancia a favore del sì.

Operai contro impiegati. Impiegati contro operai.
Gli uni avevano scelto coraggiosamente di morire (correndo il rischio di perdere il posto), gli altri invece di “vivere” mantenendo il posto pur accettando le condizioni capestro del padrone (malattia ridotta, sanzioni, pause più corte etc.). Siccome tengo famiglia ….!

Oggi si decideva, in ogni caso, di che morte morire. Con la sciabola o con la pistola.
E, proprio come nei duelli medioevali, la cosa si é decisa all’alba.

La somma dei voti di operai ed impiegati ha fatto vincere il “sì”.
Divisi ma uniti. Divisi sul lavoro ma uniti nella schiavitù. La schiavitù del lavoro appunto!

Ed infatti già stasera operai ed impiegati si ritroveranno tutti insieme in autostrada a fare la fila per uscire dal casello ed entrare nel centro commerciale per condividere, appassionatamente, core a core, la calda e confortevole aria condizionata nonché i convenientissimi saldi, il 3 x 2, il trancio di pizza, un giretto alla Mondadori, un attento riesame del tv led da 46 pollici da acquistare, il gelato al bambino e la schedina al superenalotto.
Ebbene oggi hanno vinto i padroni (ogni ulteriore e dettagliata informazione è reperibile su tutti i mass media).

Ora io mi chiedo?
Ma come è stato possibile che una banda di manigoldi si sia impossessata allegramente dell’Italia?
Come si può consentire che Pietro Gambadilegno e la Banda Bassotti sguazzino allegramente (ed impunemente) in un mare di privilegi e nullafacentismo avendo di fronte un popolo negletto e schiavo che applaude festante ad ogni tuffo dal trampolino nel deposito di dobloni d’oro del Paperone de' Paperoni di turno? 


Come si può avere fiducia in costoro?


Se fossimo abituati a guardare, a capire ed a guardare (che basterebbe guardare anche solo di sguincio!) ... capiremmo che quando hai di fronte un tizio dai canini sporgenti, sorriso smagliante, sguardo ipnotico (tipo Renzo Bossi per capirci) …. può darsi che si tratti di un vampiro!!!
E lo sa anche un bambino che un vampiro vuole solo succhiarti il sangue! Mica vuole altro! Solo il sangue.

Ed invece tutti a prenotare la crema scioglipancia di Vanna Marchi ed a dissanguarsi per comprare i numeri fortunati di do Nascimento o a telefonare a  mediashopping per  comprare la panca per gli addominali..

Popolo fesso!
Il re, i vassalli, i valvassori e ...... i servi della gleba. Sempre il solito schema. Quello medioevale.

Ma quale “Rivoluzione”!        Deve ancora partire “l’Evoluzione”!

venerdì 14 gennaio 2011

0 CI PENSERO' DOMANI




Ora o mai più
Il domani non arriva mai!

Per il mondo esteriore vale la semplice legge economica: sei vuoi più denaro non devi spartirlo, sii avaro. Prendi quanto più puoi e dai il meno possibile. Solo così puoi accumulare ed arricchirti.

Per il mondo interiore funziona una legge completamente diversa.
La legge interiore: se non dai, perdi, se dai conservi.
Più dai più ti verrà dato. Meno dai meno avrai.

Se poi non dai affatto non avrai nulla, non sarai altro che vuoto totale, una tomba, e dentro una tomba è impossibile che fiorisca alcun fiore..

Il fiore ha bisogno di sole, pioggia, vento, stelle, cielo e uccelli. Per quanto sia delicato, deve aprirsi all’esistenza. In questo sbocciare si diffonde la fragranza, lo splendore in lui racchiuso viene liberato.

Quando sei completamente vuoto, l’intera esistenza si riversa in te.
Diventi vasto quanto l’intero universo.

Essere nulla è l’unico modo per essere il tutto, essere nessuno è l’unico modo per essere divino.
Quando un fiore sboccia nella giungla, non gli interessa che qualcuno passi di lì. Si limita a diffondere il profumo. Se arriva alle narici di qualcuno, bene; se no, non importa!
Il fiore si è dischiuso, ha offerto se stesso all’universo; ora spetta all’universo farne ciò che vuole.

Più un fiore è delicato più rapidamente lo si vede aprirsi alla vita, perché non può aspettare domani, domani potrebbe non esserci più!
All’alba la rosa schiude i suoi petali; la sera i suoi petali appassiranno e la rosa svanirà.
Offrila, prima che appassisca.

Questo è il tempo, questo è il momento. Non fidarti mai del momento successivo.
Il domani non arriva mai.

Ora o mai più.
Osho

mercoledì 12 gennaio 2011

5 CASSA INTEGRAZIONE

Giancarlo è mio amico dalle elementari: 46 anni, giovanile, palestrato, alto, mediterraneo, brillante … insomma tipo animatore Alpitour dalla battuta pronta e simpatica.  Laureato, colto, magnetico, solare, sciupafemmine.

L’ultima uscita fu in pizzeria con mogli e figli. Ridemmo per le storielle sentimentali di comuni amici e commentammo le vicende della nostra squadra del cuore (il Napoli) convenendo sul fatto che questo era l’anno buono per lo scudetto; nel frattempo le nostre signore si accordavano per tentare di andare finalmente in vacanza insieme in Sardegna.

Ho rivisto Giancarlo ieri sera, abbiamo preso un aperitivo e chiacchierato un po’.
Era triste e sconsolato: non sta prendendo più la cassa integrazione e non sa come andrà a finire con l’azienda presso cui lavorava.
Anzi lo sa: l’azienda ha chiuso e non c’è nessun compratore all’orizzonte.
La famiglia gli paga il mutuo della casa, gli amici tutti gli stanno vicino ma ... nei suoi occhi si legge l’odio, la rabbia, la frustrazione.
Lavora ogni tanto in una ditta di pulizie e, bravo com’è a far tutto, fa vari lavoretti per alcuni condomìni.
Era irriconoscibile, distratto, confuso.
                                                                           
Ho sofferto a vederlo con le lacrime agli occhi che faceva di tutto per trattenere. Le sue bambine, la moglie, la chitarra, il pc, il volontariato … nulla riusciva a farlo riprendere.
 “Non ho più voglia di fare niente … se avessi il coraggio mi ammazzerei !!!!”.
“Ma che cazzo dici, scemo, è solo un periodaccio … qualcosa uscirà, vedrai!!!”
Poi un rapido saluto …” vabbé è tardi torno a casa …ciao”.
Non mi sono neanche girato. L’ho visto allontanarsi in fretta riflesso nella vetrina del salumiere piena di ogni ben di Dio.
..... ritornava una rondine al tetto ......







0 IO ED IL GATTO


Rannichiati l’uno nell’altro
Aspettando l’ora di cena
Ci godiamo l’inutile vita
Senza affatto darcene pena


lunedì 10 gennaio 2011

0 INCURANTE DEL SOLE IMPIETOSO

Incurante del sole impietoso
La grassoccia ragazza eccitata
A sé stringe e sorride furbetta
Il cedevole e mite compagno

Con cui gioca dolcina
E ogni tanto gli staglia
Sulle labbra, sicura,
Qualche bacio carnoso.

Sul muretto seduta lavora
La donna che avvinghia

Incurante del sole impietoso
E della puzza di urina che sale
Dall’angolino del muro

Ristagno di pisci briosi
Di spavaldi scugnizzi
E di cani e padroni

Di quanta e quale passione disponi
Per non aver desiderio
Di ombreggiata e confortante frescura?

Ed invece sei lì prosperosa
che appoggiata al muretto amoreggi
giochicchiando come il gatto col topo
e sorridendo pregusti la preda

Con zampata felina lo stringi
Poi rilasci e lo molli un pochino
Giusto il tempo di fargli sentire
L’illusione della libertà

Ora è lì che non più si dimena
Ormai giace felice schiavetto
Incurante del sole impietoso

Alla fine colpisci sicura
e tra i tuoi seni lo affoghi
Incurante del sole impietoso


            

0 BONUS - MALUS

ARMIAMOCI E PARTITE
(… che io vi seguo dopo!!)



Riesplode la “rivolta del pane” in Tunisia per lo straordinario aumento del costo della vita e per la disoccupazione dilagante. Contemporaneamente nelle piazze della vicina Algeria si scatena la protesta per  l’aumento del prezzo del pane, latte, olio, zucchero, riso etc.
Di fatto in Tunisia è la polizia che governa, in Algeria l’esercito, in Italia la Tv… quella di Vespa, Signorini, de Filippi, la vita in diretta, chi vuol essere milionario …. la tv del padrone, insomma.

E’ sempre la stessa storia.
Nei secoli dei secoli. Amen.

Da un lato la classe dirigente (funzionari e commercianti) con cui il regime divide ricchezze,  profitti e privilegi e dall’altra un popolo di miserabili che, oltre a dover solo pagare e tacere, è  escluso da qualsiasi decisione politica.
La solita eterna ed irrisolta lotta di classe.
Pochissimi ricchi han tutto e tantissimi poveri niente.

Ed infatti mentre i i servi della gleba muoiono di fame … le carrozze dei vassalli vanno al ballo al castello … gettando frattaglie al popolo festante… che, per ora, gradisce e ringrazia. E vota. E vota sempre lui. Che sceglie i suoi vassalli e valvassori.

C’è chi si ritrova case a sua insaputa e chi è costretto a dormire sotto ai ponti!
Chi va in pensione dopo due anni e mezzo di lavoro (?) e chi ci deve andare dopo 40!
C’è chi prende 20.000 euro al mese senza far nulla e chi deve sudare sette camicie per pochi euro al mese!
C’è chi vola gratis a spese nostre e chi deve pagare anche l’aria!

Un mare di BONUS ai soliti noti ed un oceano di MALUS ai soliti ignoti



domenica 9 gennaio 2011

0 LA TORRE DI BABELE



E’ sotto gli occhi tutti: ormai ognuno parla la propria lingua.
Quella dell’interesse personale.
Che viene prima di ogni altra cosa.
Prima vengo io … e poi vieni tu! Prima io … poi noi.  Prima noi … poi voi.

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La torre di Babele fu eretta da uomini che, pur provenendo da ogni parte della terra, parlavano una sola lingua e che vollero unire i propri sforzi per costruire una torre alta fino a toccare il cielo.
Quelle genti, grazie alla lingua comune, potevano condividere il medesimo interesse: arrivare a Dio. Conquistare il potere.
Ma Dio, per punire questa sfrenata ambizione, fece in modo che le lingue si confondessero e che l’uno non capisse più l’altro.
Un po’ come con il peccato originale allorquando Dio punì Adamo per averGli mancato di rispetto mangiando la mela proibita (che siccome Eva era nuda ed era anche bona lui si fece convincere … vabbè … questa è un’altra storia)

«  Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. »
(dalla Bibbia, libro della Genesi 11, 1-9)


Oggi non è cambiato nulla anzi …. Potremmo ben dire che è proprio la stessa cosa.
Tutti vogliono il potere, simile a quello di Dio anzi, se possibile, … più forte di quello di Dio!
LUI in Italia, pian pianino e, complice il popolo italiano che ama, loda, lecca e vota, è diventato come un Dio (... suvvia adesso non è il caso di sottilizzare ... )  comprando tutto e tutti; in tal modo sta costruendo il suo potere, la sua torre di Babele.
Sta insegnando a tutti la stessa lingua ovvero quella del magna magna.
Questo è il requisito essenziale. Parlare la stessa lingua (capisce a' mmè)
E’ in tal modo che riesce ad impartisce le opportune istruzioni al popolo affinché questo, pur provenendo da ogni parte d’Italia (terroni e polentoni insieme … lo vedete che sono uniti chi l’ha detto che si odiano … vabbè … questa è un’altra storia), capisca bene gli ordini del capocantiere e lavori bene per fare gli interessi suoi (di LUI) facendo si che la torre sia sempre più alta, più alta, più alta.

Ce la farà il nostro eroe? Fate un po’ voi.

Ebbene qualche giorno fa, aspettando il treno alla stazione di Piazza Garibaldi di Napoli, riflettevo tra me e me sulla schermata iniziale delle biglietterie self-sevice di Trenitalia.
La cosa funziona così: quando qualcuno si avvicina per fare il biglietto, lo schermo lampeggia e si mette in attesa. Chiede di scegliere una lingua.
Se non scegli la lingua con cui comunicare la macchinetta non va avanti.
Il display lampeggia e dice “scegli la lingua”
Altrimenti niente biglietto !!!!!
Scegli la lingua!!!
Capito?
Devi prima scegliere la lingua!
Tu e la macchinetta dovete parlare la stessa lingua altrimenti niente di niente … nada …nisba.

La macchinetta, nella sua freddezza, ha imposto una regola il cui rispetto è perentorio.
Se non accetti quella regola non potrai proseguire.

Quanta saggezza in quella macchinetta!






Drink!